Matsumoto. Storie di Onsen e rituali giapponesi

Matsumoto. Un posto fuori da tutto. Un Ryokan bello, decadente e vuoto. Penso sia una buona idea provare una Onsen (le terme giapponesi) in un luogo così lontano dal turismo. E infatti è una buona idea. Faccio il mio ingresso, mi spoglio, come tradizione indiscutibile da queste parti, e mi ritrovo in mezzo a circa quaranta 70enni di Matsumoto nude, sedute su un seggiolino una a fianco all’altra, intente a strofinarsi con forza il corpo con un panno in modo meticoloso e con gesti decisi. Concentrate in un’operazione che sa subito di rituale sacro, con passaggi obbligati e gesti sempre uguali, nell’ordine e nella forma. Mi scrutano con la coda dell’occhio, loro si conoscono tutte, hanno il loro posto/seggiolino fisso, io sono l’intrusa. “Una gaijin qui? Che ci fa? Avrà sbagliato strada” posso immaginare il loro pensiero. Un po’ come se facesse il suo ingresso un marziano nella piscina comunale di Ceriano Laghetto. Mi fermo un attimo, in un angolo, tipo tappezzeria come alle feste, – ma qui nuda – non sapendo bene che fare, come sia questo rituale. Decido di fare come loro, mi tolgo l’espressione imbarazzata da occidentale cretina che sicuramente avevo stampata in faccia e, sicura, chiedo permesso – a gesti –  di sedermi ad una “postazione lavaggio carrozzeria”. Inizio a pulirmi come fanno loro, con energia, non ho i loro saponi veri e crudi, ma un volgare, capitalista shower gel al the verde, che per loro deve essere quel che a noi può sembrare un doccia schiuma alla pizza. Però a furia di strofinare divento rossa, come loro, imito i loro gesti e movimenti, seguo la signora vicino a me con la coda dell’occhio, sembra funzionare. A quel punto mi butto nella piccola ma deliziosa vasca all’esterno, come fanno loro; fuori inizia a nevicare e la neve si è attaccata alle rocce che circondano il rotemburo (vasca esterna). Finalmente mi rilasso, mi godo il tepore e il panorama, il rumore dell’acqua che scorre e la neve che cade, soffice. Le signore si rilassano anche loro, l’intrusa non dà fastidio, anzi. Una signora dal sorriso dolce mi rivolge la parola, finalmente, e a gesti scambiamo due parole. Indico la neve, sorrido. (Quando non sai che dire il meteo aiuta ovunque)vorrei dirle che sono in Giappone per i ciliegi in fiore, che tra poco li ritroverò a Kyoto, ma tutto sommato anche la neve in questo paesino sconosciuto ha il suo perché. Inaspettato. Rientro nella sala delle grandi pulizie e penso che ho fatto un corso accelerato di Onsen come la fanno qui, e che ormai me la cavo. Ho imparato qualcosa di vero e profondo, apparentemente semplice. Con tutto il suo significato. Che è quello che più cerco viaggiando. Lo sguardo delle signore è cambiato, sono quasi sorrisi, saluto ed esco, “Sayonara”, trionfante e piena di energia, come una habituée. Mi rigiro un secondo, prima di uscire, e noto le signore che, sorridendo tra loro, velocemente, stanno riponendo nel giusto ordine doccino, seggiolino e bacinella ( quelli sì, li avevo toppati). == tra poco Kanazawa

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