Il VIBURNO DISSE “TAKE CARE!” AL SOUFFLE’ DI FINFERLI Dialoghi d’autunno

Guardami, sono il viburno : “take care”. Adoro questa espressione in inglese che, tradotta in italiano (riguardati, abbi cura di te) non è altrettanto efficace. Nei Paesi di lingua anglosassone, invece, è comune e prende la forma di un saluto affettuoso, che trasmette empatia, ci mette in connessione con l’altro. Non poco.

Il significato del viburno nel linguaggio dei fiori sarebbe: “muoio, se mi trascuri” che, in una versione più moderna e meno drammatica, lo immagino come un’esortazione a “take care (of you)” .

Spingendo ancora più in là il suo significato, potrebbe essere anche un invito a prendersi cura di sé. Anche nei momenti duri, quando tutto sembra andare in direzione ostinata e contraria, un invito a non mollare la presa, continuare a “prendersi cura di sé” e a non trascurasi. E’ una strada per “tirarsi fuori” quando non abbiamo molti appigli concreti.

Anche a me è capitato. Proprio in quei momenti ho investito su di me: piccole cose non essenziali alla sopravvivenza fisica, ma certamente a quella estetica, creativa, emotiva, a quella – tanto importante per me – dell’’immaginazione.

Facendo cosa?

Comprando alcuni biglietti per il teatro, per un concerto la cui data sarà in primavera, andando a vedere una mostra d’arte, in solitudine, con calma, in un orario solitamente poco frequentato.

E poi, perché no, passando da quel negozietto che amo tanto e scegliere qualcosa per me, che mi doni, che mi faccia sentire bene (nel mio caso, fu un grazioso abito a fiorellini e un fez vintage di colore blu pieno di mistero e poesia).

In quel modo, ne ho guadagnato un aspetto migliore soprattuto per me stessa, e migliori argomenti di conversazione (oltre ad avere – anzi soprattuto –  nutrito la mia immaginazione).

In questo scatto ho utilizzato delle lucenti bacche di Viburnus Opulus, ma anche i fiori sono magnifici (naturalmente non di stagione). Una varietà di Viburno, detta “palla di neve”, regala dei pon pon color crema rigogliosi e fiabeschi.

E’ un mondo davvero curioso e vario, quello dei viburni, e vi consiglio, in primavera (o in autunno per le bacche) una visita al curioso giardino montano di Zignago (prov. di La Spezia) a loro dedicato:http://www.comune.zignago.sp.it/c011032/images/Viburni%201.pdf Un contesto naturalistico di grande fascino e di insolita bellezza.

Dicevamo, Take care, anche cucinando. In questo caso penso subito ad un soufflè, con il suo poetico mondo di soffici equilibri. La sua riuscita è il risultato di elementi che devono essere equilibrati: la soffice cremosità aerea degli albumi montati perfettamente che dà volume ad un piccolo scrigno di segreti aromatici. Il soufflè risponde perfettamente al viburno con il suo significato “muoio se mi trascuri”: anche il magico impasto va curato e coccolato perché la magia possa compiersi in forno, proprio come per noi stessi nella vita.

 

Ricetta Soufflè con funghi finferli – Cantharellus Cibarius

 

Iniziare dalla bechamèl: fondere 60 gr. di burro in una casseruola a fuoco medio. Unire 50 gr. farina setacciata e, mescolando continuamente con una frusta, proseguite la cottura fino ad ottenere una leggera colorazione nocciola.

Fuori dal fuoco versare ½ /l di latte intero già molto caldo, sempre mescolando. Ancora sul fuoco, abbassare la fiamma (il fuoco deve essere molto dolce) e portate a bollore. Condire con un pizzico di sale, pepe appena macinato e una grattugiata di noce moscata, e cuocere fino a ottenere una besciamella piuttosto densa.

Nel frattempo, tritate finemente uno scalogno e mondare 250 gr. di funghi gallinacci. Fate appassire lo scalogno in una padella con poco olio d’oliva. Aggiungete i funghi e fateli trifolare per qualche minuto, mescolando ogni tanto. Poco prima del termine, aggiungere un cucchiaino di trito di prezzemolo fresco.

Tostare delle nocciole (100 gr ) in padella senza condimenti, quando iniziano a sprigionare il loro profumo sono pronte per essere tritate. Incorporate i funghi alla besciamella, aggiungere del formaggio gruyère (100 gr) grattugiato e tre tuorli.

A questo punto arriva la parte più complessa: montare a neve fermissima gli albumi e incorporarli delicatamente al composto ormai freddo, con movimenti dal basso verso l’alto: ricordate: delicatezza e concentrazione.

Imburrare quattro cocotte monoporzione di ceramica.

 

Versare il composto preparato nelle cocotte fino a 3/4. Il forno sarà già caldo a 180°C quando ve le inserirete e dove rimarranno tra i 20 e i 22 minuti circa (senza mai aprire il portello del forno). Quando osserverete colorirsi la sommità che sarà diventata simile ad una graziosa mongolfiera, il souffè sarà pronto. Io ho lasciato poi cadere a pioggia nel piatto le profumatissime nocciole tostate.

 

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