ARAGOSTA, CEVICHE E STATUS SENTIMENTALI

Qualche giorno fa ho visto al cinema The Lobster, del greco Lanthimos.

Un film acre, pungente, fascinoso e insieme violento.

Un film paradossale che ho molto amato, con una straordinaria Rachel Weiz e un inaspettato Colin Farrell.

The-Lobster-1

Con un linguaggio sorprendente, surreale e immaginifico e ambientato nella struggente natura irlandese, il film oppone le leggi di un residence–lager nel quale i single sono obbligati a trovarsi un compagno tra gli ospiti – pena la trasformazione in un animale a loro scelta – a quelle di un bosco, dove stazionano i single che a quel sistema si sono ribellati e ai quali, all’opposto, viene negato per legge il diritto a formare una coppia; è tuttavia per loro possibile tornare saltuariamente in città fingendosi coppie convenzionali.

Interessante il tema proposto: nessuno è libero di essere se stesso, ognuno è costretto a dar conto di ciò che è e delle scelte che fa ad un entità superiore che regola le situazioni non conformi con la forza e la violenza, non sono ammesse deroghe alla norma. Il single è trattato prima come malato da guarire, poi come individuo spregevole a cui togliere tutto. L’ipocrisia è necessaria alla sopravvivenza. Insomma, una dittatura dei sentimenti e della sfera privata. Lobster – l’aragosta – è l’animale in cui chiede di essere trasformato il protagonista nel caso in cui non riesca a centrare l’obiettivo e fidanzarsi.

Paradossale, violento, surreale. Mi sono poi chiesta:  cambiati gli scenari e la forma, siamo certi sia così distante da ciò che viviamo? siamo così liberi di scegliere? siamo certi di vivere al netto di ipocrisie e ricatti sociali?

Dalla sala si esce investiti da una sorta di intorpidimento emotivo, per tutto quello che si vede e che accade: questa sensazione mi ha fatto pensare al Jambu come protagonista di una ricetta.

In questa ricetta cito il film grazie proprio all’aragosta, tuttavia qui (ma anche nel film) rimane un ingrediente un po’ simbolico e misterioso e dietro la bellezza delicata del piatto si nascondono – e poi disgelano – forti contrasti e picchi gustativi. Dicevamo del Jambu, nome con cui è conosciuta in Brasile la Spilanthes Oleracea: i suoi occhi/fiori vivaci sono in grado di creare un vero e proprio terremoto in bocca, passando dal piccante all’acre in pochi istanti e lasciando sul palato una sensazione di intorpidimento indimenticabile. L’ho inserito in questa tartare dai toni delicati, neutri, ai quali, per contrasto, è in grado di dare un tocco molto, molto speciale e inatteso; proprio come i risvolti narrativi e visivi di “the Lobster” .

Ceviche di cernia e aragosta (per due persone)

PIANTE EDIBILI:

  • Jambu/crescione del brasile (Spilanthea Oleracea, Brasile)
  • Peperoncino Mata Frade (Brasile)
jambu-josep-pamies
Spilanthes Oleracea
Mata Frade
Mata Frade

Ridurre in piccoli tocchetti la cernia (200 gr) già pulita e la polpa di una piccola aragosta, (per facilitare l’operazione, potete riporre quest’ultima in freezer per un paio d’ore), e immergerle tutto poi in una marinata così composta: peperoncino Mata Frade brasiliano (o altro peperoncino di media piccantezza) tritato, succo di due lime, olio evo, due cucchiai di aceto di riso, cipolla rossa di tropea tagliata a rondelle e due/tre fiori di Jambu.

Trascorse due ore (più si tiene e più “si cuoce” il pesce) comporre il ceviche mescolando alla polpa di pesce mezzo pomodoro cuore di bue tagliato a quadratini molto piccoli e poi impiattando aiutandosi con un coppapasta. Decorare con un o più fiori di jambu in superficie  e qualche anello di cipolla.

Il peperoncino e il Jambu si trovano al Vivaio La Margherita

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